


Il mio approccio
Il mio lavoro si fonda sui principi della Psicologia del Sé e della Psicoanalisi Relazionale, un orientamento che considera la relazione terapeutica il cuore del processo di cura. Credo che il cambiamento non derivi soltanto dalle tecniche utilizzate, ma soprattutto dalla possibilità di costruire una relazione autentica, sicura e collaborativa, nella quale la persona possa sentirsi accolta, compresa e libera di esplorare la propria esperienza.
Ogni persona porta con sé una storia unica, fatta di relazioni, emozioni, risorse e momenti di difficoltà. Per questo motivo non credo in percorsi standardizzati o in risposte valide per tutti. Ogni intervento viene costruito insieme, adattandosi ai bisogni, agli obiettivi e ai tempi della persona che ho davanti. Ritengo infatti che il percorso terapeutico sia un lavoro condiviso: io metto a disposizione le mie competenze cliniche, mentre il paziente porta con sé la conoscenza più preziosa, quella della propria esperienza.
Nel mio modo di lavorare, il sintomo non rappresenta qualcosa da eliminare, ma una forma di comunicazione che merita di essere ascoltata. Ansia, difficoltà emotive, sofferenza relazionale o manifestazioni psicosomatiche raccontano spesso bisogni, conflitti o fatiche che non hanno ancora trovato uno spazio per essere compresi. L’obiettivo del percorso non è quindi soltanto ridurre il disagio, ma comprenderne il significato, promuovendo un cambiamento più profondo e duraturo.
La mia attività clinica si intreccia costantemente con la ricerca universitaria. Essere ricercatrice mi permette di mantenere uno sguardo sempre aggiornato sulle evidenze scientifiche e di integrare nella pratica clinica strumenti validati e conoscenze in continua evoluzione. Allo stesso tempo, il lavoro con le persone mi ricorda ogni giorno che nessuna teoria può sostituire l’unicità della storia individuale: ogni evidenza scientifica acquista valore solo quando viene adattata con sensibilità alla persona che abbiamo davanti.
Lavorare quotidianamente con bambini e adolescenti mi ha insegnato a osservare lo sviluppo emotivo lungo tutto l’arco della vita. Comprendere come si costruiscono le prime esperienze relazionali e affettive offre una prospettiva preziosa anche nel lavoro con giovani adulti e adulti, aiutando a dare significato alle modalità con cui ciascuno vive le emozioni, affronta le difficoltà e costruisce le proprie relazioni.
Per me fare terapia significa offrire uno spazio in cui sentirsi ascoltati senza giudizio, dove emozioni, pensieri e vissuti possano essere accolti con rispetto e curiosità. È uno spazio in cui mente e corpo vengono considerati nella loro continua interazione, e nel quale il cambiamento nasce dall’incontro tra conoscenza scientifica, relazione terapeutica e unicità della persona.
I principi che mi guidano
La relazione
Credo che una relazione terapeutica basata su fiducia, autenticità e rispetto reciproco rappresenti il principale strumento di cambiamento. Sentirsi compresi permette di sviluppare nuovi modi di stare con sé stessi e con gli altri.
La personalizzazione della cura
Ogni persona è diversa. Per questo costruisco percorsi su misura, adattando costantemente il lavoro clinico ai bisogni, alle risorse e agli obiettivi di chi ho davanti.
L’integrazione tra ricerca e clinica
La mia attività di ricerca alimenta la pratica clinica con strumenti e conoscenze aggiornate, mentre l’incontro con le persone dà significato alle evidenze scientifiche, permettendo di trasformarle in interventi realmente utili.
Lo sviluppo lungo tutto l’arco della vita
Lavorare con bambini, adolescenti e adulti mi permette di mantenere uno sguardo evolutivo, comprendendo come le esperienze relazionali ed emotive influenzino il benessere nelle diverse fasi della vita.